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Mamma e papà, giochiamo insieme?

Il gioco è la forma di quotidianità del bambino, la sua essenza: attraverso di esso egli entra in contatto con se stesso, con gli altri e con il mondo esterno.

I bambini sicuramente giocano perché traggono piacere, ma c’è un significato più profondo, in quanto l’attività ludica permette lo sviluppo della propria personalità ed arricchisce la propria esistenza, esprimendo creatività e curiosità per gli stimoli esterni.

Ricordiamoci che il gioco è il modo più semplice per entrare in comunicazione con il proprio figlio ed il ruolo di noi genitori è fondamentale nel permettergli libertà di espressione. I genitori che giocano e scherzano con il loro bambino gli forniscono insegnamenti fondamentali per la sua crescita e per il suo sviluppo.

Il gioco è di grande aiuto anche per lo sviluppo della gestione dell’aggressività, che il bambino impara ad esprimere senza doverla negare, sperimentando che la sua espressione non comporta gravi conseguenze, né per se né per gli altri. Anche qui fondamentale il ruolo dei genitori che permettono un’adeguata espressione delle sue emozioni, senza eccessivi rimproveri.

Le prime forme di gioco (come i sorrisi, i giochi con la voce, le smorfie) implicano una relazione diretta e corporea e permettono al bambino di conoscere parti del proprio corpo.
Dopo i sei mesi, il bambino impara a giocare da solo con il proprio corpo: gioca con la sua voce, con le sue mani e con i suoi piedi. 
Successivamente, quando il bambino ha imparato a camminare, si mettono in atto i giochi di allontanamento e di riavvicinamento. Nel frattempo il bambino manifesta l’interesse per i giocattoli ed il piacere di poter condividere questa nuova attività con mamma e papà.
Dopo aver imparato a giocare da solo o con i propri genitori, inizia a condividere le sue attività di gioco con i compagni. La capacità del bambino di partecipare a dei giochi insieme ad altri bambini non è un’attività immediata, ma un’abilità acquisita gradualmente.                                                                                            

Solitamente intorno ai due anni di vita inizia a manifestarsi tale capacità relazionale, ma ricordiamo l’importanza di rispettare i tempi di ogni bimbo.                               

A volte insistere eccessivamente potrebbe produrre l’effetto contrario!
Anche l’interesse del bambino di condividere l’attività ludica con i propri compagni dipende in gran parte dalla relazione che ha instaurato con le figura di attaccamento, i genitori: quando la relazione è sicura il bambino può permettersi di separarsi serenamente.

La nostra attività di psicoterapeute ci porta quotidianamente a confrontarci con famiglie, con le mamme, i papà ed i loro bimbi. L’interazione in questo sistema è un ottimo scenario di osservazione per comprendere e fare emergere le dinamiche che caratterizzano le relazioni.                                                                                        

È proprio per questo motivo che periodicamente proponiamo, a voi genitori ed ai vostri figli, dei laboratori, che non hanno nulla a che vedere con il setting di terapia, ma sono stati pensati come occasione di offrire degli spazi di incontro e interazione attraverso il gioco, caratterizzati inoltre da momenti di condivisione e confronto con noi specialiste.

Quindi, genitori, buon lavoro e buon gioco con i vostri bimbi.