Confronta prodotti

Essere fratelli: una relazione unica e speciale!

I rapporti tra fratelli e sorelle all’interno della famiglia sono decisivi e importanti per molti aspetti.

Ci aiutano a sviluppare la capacità di instaurare rapporti paritari e positivi con gli altri, è un efficace apprendistato emotivo che orienta le dinamiche affettive verso la fiducia reciproca, verso la tolleranza, l’adattabilità e il compromesso anziché le pretese e l’egocentrismo, è la prima difficile ma perfetta palestra dove i figli possono imparare a gestire i rapporti sociali.

Un fratello ci offre inoltre la grande possibilità di rispecchiamento e di imitazione con una persona più o meno della nostra età, costituendo un forte legame di attaccamento che cresce di pari passo a quello con i genitori e spesso aiuta con il tempo la separazione da questi ultimi.

In questa relazione si riescono a sviluppare anche molte altre competenze come quelle del giocare condividendo regole sociali, quelle linguistiche ed empatiche, favorendo la sensibilità verso i bisogni e le emozioni altrui, e di differenziazione tra sé e l’altro confrontandosi quotidianamente con un’altra personalità che non siano i genitori, solitamente più disposti ad andare incontro e ad anticipare le richieste del figlio.

Che relazione meravigliosa! Ma come ogni cosa, se non idealizzata, ha le sue note dolenti!

 

La prima e la più importante tra tutte è forse proprio l’inevitabile rivalità, il segno naturale della competizione e della lotta per la difesa di un proprio posto in famiglia. Il confronto è continuo, tutto viene soppesato: dalla fetta di torta alle dimostrazioni di affetto. L’oscillazione tra guerra e pace è continua!

I motivi per litigare sono sempre tantissimi, dalla gelosia nei confronti dell’amore dei genitori alla lotta per i giocattoli, ma in queste situazioni, che a volte non sono molto lontane da un allenamento per un incontro di pugilato, i genitori cosa possono fare?

Durante il litigio vero e proprio la parola d’ordine dovrebbe essere ‘neutralità’! L’intervento deve arrivare esclusivamente se c’è il rischio che uno dei contendenti si faccia male, lasciando che siano i bambini a risolvere da soli la questione. Mai schierarsi, anche perchè molto spesso, sotto agli apparenti motivi, il litigio nasce proprio per affermare il proprio ruolo di figlio prediletto all’interno della famiglia. Solo una volta calmati gli animi si potrà facilitare il dialogo tra di loro mettendo alcune semplici regole quali quando uno parla l’altro ascolta piuttosto che parolacce e insulti banditi.

Esistono poi degli accorgimenti a cui i genitori possono prestare attenzione al fine di favorire lo sviluppo di un buon rapporto tra fratelli, cercando di evitare preventivamente le eccessive rivalità. Il primo suggerimento è sicuramente quello di differenziare, evitando i confronti ed enfatizzando invece le caratteristiche e i punti di forza individuali: nessun figlio è uguale all’altro.

 

Un altro ruolo importante ed attivo dei genitori viene giocato nei primi mesi dall’arrivo di un nuovo fratellino dove la gelosia è sempre in agguato. La presenza della gelosia appartiene alla dotazione psicologica presente in tutte le persone fin dalla nascita. È pertanto naturale e assolutamente normale riscontrare nei figli vissuti e comportamenti riferibili alla gelosia. Il genitore ha il compito di far evolvere tali sentimenti nella giusta direzione, senza negarne l’esistenza né viverla come il fallimento del proprio stile educativo. La gelosia è definibile come il timore di perdere il possesso esclusivo della disponibilità affettiva della persona da cui ci si sente amati. Così il bambino vuole che la mamma voglia bene solamente a lui, e non anche al fratello, non comprendendo che ciò non comporta perdere il suo amore. Sbagliano quindi i genitori che intendono risparmiare ai figli questa difficoltà emotiva evitando l’arrivo di altri fratelli. Mancherà al figlio unico l’occasione per far emergere tale sentimento, ma non sarà immune dall’esperienza della gelosia. Essa si manifesterà semplicemente in altre circostanze…con i compagni di classe, gli amici. Ci sono dei comportamenti tipici con cui i bambini mostrano questa gelosia: capricci, aggressioni "mascherate" verso il fratello (una carezza si trasforma in un pizzicotto, un bacio diventa un morso oppure il bambino rovescia "casualmente" la culla del più piccolo),  i cambiamenti improvvisi nel rapporto con la mamma (il bambino può mostrarsi insolitamente aggressivo verso di lei o mostrare indifferenza ed evitamento), le regressioni dove il bambino assume temporaneamente comportamenti "da piccolo" bagnando nuovamente il letto, sporcandosi, chiedendo di essere imboccato, parlando in modo infantile, chiedendo nuovamente il biberon e il succhiotto, mostrando quindi maggior bisogno di coccole e carezze o di maggiori attenzioni nel momento del sonno serale.

 

Cosa può fare allora un genitore? E’importante far capire al bambino che è compreso, senza negare il sentimento ma parlandogliene e spiegandogli che è normale e non bisogna esserne spaventati, quindi potrebbe essere utile non ridurre, per quanto possibile, lo spazio dedicato al primogenito a vantaggio del secondo, evitando di farlo sentire “messo da parte”, ad esempio mentre ci si occupa del secondo si può parlare con il primo e coinvolgerlo nelle attività di cura così come risulta sempre particolarmente piacevole passare del tempo con lui ricordandogli quando era piccolo, particolari e dettagli della sua vita passata che gli confermino di essere stato a sua volta amato e vezzeggiato proprio come il fratellino e contemporaneamente facendogli valutare positivamente i vantaggi dell’essere grande e poter essere apprezzato per le qualità e le maggiori abilità ora possedute, rassicurandolo che non sta perdendo l’affetto dei genitori. Il bambino si deve accorgere che il suo mondo non è crollato ed il legame con la madre è rimasto intatto, allo stesso tempo questa è l’occasione giusta perché nasca una nuova complicità tra papà e primogenito condividendo sempre più tempo con lui. 

La gelosia, se ben gestita, può essere non solo superata ma può addirittura rappresentare una buona occasione per aiutare i figli a formarsi in una struttura affettiva più matura.

Quindi, cari genitori, come al solito…buon lavoro!