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Aiuto i capricci!

Quale mamma e quale papà, davanti al pianto del suo bambino, d’istinto non cerca di farlo smettere? 
Si mettono in atto anche le strategie più strambe…ma siamo davvero sicuri che sia la strada più giusta? 
Può sembrare strano, ma a volte al bambino piangere fa davvero bene e soprattutto serve. In linea generale  il pianto occorre per comunicare un bisogno oppure per manifestare un malessere, una tensione psico-fisica. Le lacrime diventano così un modo per scaricare tale tensione, per liberarsene.  Spesso il pianto viene vissuto dal genitore come incomprensibile e quindi viene etichettato come un capriccio. Il capriccio è vissuto da noi grandi come un qualcosa di inutile, cattivo e disturbante. 
Ma anche questo non sempre è così…
I bambini possono e devono fare i capricci, altrimenti non sarebbero bambini. Il capriccio è una caratteristica tipica di una determinata fase di crescita e sviluppo, che permette la costruzione della propria unicità. Da qui il bisogno di imporre la propria indipendenza ed autorità, scontrandosi coi limiti e con le regole. Con i capricci, i bambini cercano di comprendere fino a che punto possono spingersi con la loro volontà di ottenere qualsiasi cosa e subito. Inoltre sono alla ricerca di un limite, che solo noi adulti possiamo fornirgli con un giusto e chiaro sistema di regole e di divieti. Ci mettono alla prova per toccare con mano la nostra coerenza.
Questa fase generalmente sorge intorno ai 18 mesi e svanisce verso i tre-quattro anni. Periodo a dir poco impegnativo per mamma e papà! Alla base c’è il timore di commettere errori e il desiderio di gestire al meglio il capriccio e ciò porta a volte ad essere o troppo permissivi, oppure eccessivamente rigidi. 
Come diciamo spesso ai nostri pazienti o ai genitori che incontriamo alle nostre conferenze non esiste un manuale per i genitori e non esistono, per fortuna, mamme e papà perfetti. Quindi attraverso tentativi ed errori, bisogna trovare la strategia più adatta per fronteggiare questa fase dei capricci. 
Proviamo a darvi una mano…
Ripetiamo spesso che è fondamentale concordare con l’altro genitore poche ma ferree regole da rispettare. 
La coerenza non è un optional! Se si dice “no”, non c’è via d’uscita…il vostro bambino sarà disposto a tutto per corrompervi! Deve arrivare il messaggio che con lamentele e urla non si ottiene alcun risultato. Davanti al capriccio bisogna armarsi di molta pazienza: non facciamoci trasportare dalla rabbia e dal senso di impotenza. Potremmo poi avere reazioni di cui poi potremmo pentirci. Manteniamo la calma, senza urlare più di quanto faccia lui, senza agitarsi più di quanto lo sia lui. In questi momenti il bambino ha bisogno di contenimento e rassicurazione, non di genitori in preda ad una crisi di nervi! 
Quindi potremmo, in base alla circostanza e al motivo scatenante, ignorare il capriccio se non vi sono pericoli, oppure contenere nostro figlio anche fisicamente e cercare di tranquillizzarlo. 
A volte il classico castigo può tornare utile. Far sedere il bambino in un determinato posto della vostra casa può aiutarlo a tranquillizzarsi, sapendo che può tornare da mamma e papà una volta raggiunta la calma.
In questi momenti lunghe spiegazioni non sono necessarie, perché non verrebbero colte dal bambino. Quando la situazione sarà rientrata allora ne potremmo parlare con lui. 
Spesso è difficile comprendere i motivi scatenanti, a volte sono per noi incomprensibili. Ma non dobbiamo fare finta di niente. Sarebbe invece utile soffermarci un istante a riflettere. A volte il capriccio serve per attirare l’attenzione. Quando il bambino ha bisogno di mamma e papà può ricorrere a questa strategia! 
Una volta superato il capriccio mettiamo la parola “fine”. Inutile ricordare a distanza di tempo l’episodio, inutile posticipare un eventuale castigo, inutile rimanere arrabbiati a lungo col proprio figlio, inutile quanto denigratorio, raccontare ad altri, in presenza del bambino, quanto accaduto. 
Detto questo, come sempre...buon lavoro!